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Set
Il salame è un insaccato che può avere profili aromatici molto diversi, in base alla scelta delle spezie, alla ricetta e al processo di lavorazione. Non per nulla, il salame è probabilmente uno dei salumi con più varianti e tipologie esistenti, con moltissimi esempi di prodotti locali o regionali tipici di una singola zona d’Italia. Per classificare i salami possiamo ricorrere al criterio del gusto, distinguendo tra salami dolci, piccanti e affumicati: vediamo quali sono le principali differenze e gli esemplari più noti di queste categorie.
Classificando i salami italiani per il loro profilo aromatico, possiamo individuare tre macrocategorie:
Non si tratta di tre raggruppamenti rigidi: un salame per esempio, può essere contemporaneamente piccante e affumicato.
Il salame dolce è un salame in cui la dolcezza non si ricollega al sapore zuccherino (né tantomeno alla ricetta del salame al cioccolato), ma si tratta di un salume dal gusto delicato e non piccante, in cui il sapore della carne e gli aromi della stagionatura non vengono coperti dalle spezie impiegate nella lavorazione. I salami dolci sono prodotti molto ben bilanciati tra parte magra e componente di grasso e hanno solitamente una stagionatura breve o comunque non troppo lunga, proprio perché più a lungo si protrae il periodo di maturazione e maggiori sono l’intensità e l’aroma che il salume sviluppa.
Esempi di salame dolce sono:
Il salame dolce è perfetto in taglieri per antipasti o aperitivi. Per servire un salame dolce e valorizzarne il profilo aromatico, è consigliabile abbinarlo a sapori leggeri che non corrano il rischio di coprirlo, come pane rustico, formaggi freschi, miele e confetture, oltre a vini rossi equilibrati.
Il salame piccante è caratterizzato da una maggiore intensità aromatica e da note piccanti, che derivano dall’utilizzo del peperoncino o altri tipi di spezie analoghe (per esempio la paprika), in quantità che varia da ricetta a ricetta: è per questo che non tutti i salami piccanti hanno lo stesso grado di piccantezza.
Attenzione a non confondere la piccantezza con la sapidità: un salame può essere molto saporito senza essere necessariamente piccante. E anche salame piccante e salame affumicato non sono la stessa cosa, ma derivano le loro rispettive peculiarità l’uno dagli ingredienti l’altro dal trattamento con fumo.
I salami piccanti più famosi sono:
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Il salame affumicato ha un aroma particolare che deriva non da un ingrediente particolare, bensì da un trattamento specifico durante la lavorazione del salume: l’affumicatura, che può conferire alle carni note aromatiche che ricordano il fumo e il legno – il tipo di legno per l’affumicatura può variare da prodotto a prodotto, ma spesso si impiega il legno di faggio – e rendono il profilo gustativo più intenso, caratteristico e sfaccettato, arricchendolo di note più o meno speziate, legnose o tostate.
Un esempio tipico di salame affumicato è il salame ungherese, tradizionalmente caratterizzato da una grana molto fine, dalla presenza delle paprika tra gli ingredienti e da una nota fumé riconoscibile. L’affumicatura del salame ungherese avviene generalmente a freddo e con legni pregiati o di montagna, che ne determina il retrogusto affumicato. Anche il salame Napoli è un salame affumicato, nella sua versione tradizionale e non piccante, con un leggero sentore di affumicatura che si mescola alle sue note più dolci.
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