rassegna stampa New York Times con articolo sulla valtellina e sulla bresaola italiana
Anche la bresaola insieme ai pizzoccheri sul New York Times (ma non negli Usa)

Il successo delle specialità valtellinesi alle Olimpiadi

Le Olimpiadi Invernali Milano-Cortina da poco terminate hanno acceso i riflettori mondiali sulle montagne italiane e in particolare anche sulla Valtellina, dove tra Bormio e Livigno si sono disputate le gare olimpiche di snowboard, sci alpino, sci acrobatico e sci alpinismo. L’ondata di atleti, tecnici e giornalisti al seguito delle varie delegazioni ha fatto sì che le eccellenze valtellinesi riuscissero a conquistare l’attenzione dei visitatori: quelle naturali, ma anche quelle gastronomiche come la bresaola e i pizzoccheri.

 

Pizzoccheri e bresaola: la Valtellina alle Olimpiadi Invernali, raccontata dal New York Times

Il 27% delle presenze in Valtellina durante i Giochi Olimpici invernali, nel mese di febbraio 2026, è arrivato dagli Stati Uniti, secondo i dati di Regione Lombardia. Tra chi ha viaggiato in provincia di Sondrio per le Olimpiadi c’era anche Kim Severson, giornalista inviata dal New York Times a Bormio e Livigno, una delle firme più autorevoli in campo astronomico e vincitrice del Premio Pulitzer nel 2018, la quale è rimasta letteralmente conquistata dalle cucina valtellinese.

Il suo articolo sul New York Times dal titolo “The Olympics showcased an Italian dish, but its birthplace was unsung” ha riscontrato grande successo al di qua e al di là dell’oceano: un pezzo che, come dice il titolo, è dedicato ai pizzoccheri ma anche alle altre specialità tipiche della Valtellina, un territorio che purtroppo è rimasto eccessivamente nell’ombra rispetto alle altre località olimpiche – Milano e Cortina d’Ampezzo.

I pizzoccheri valtellinesi, descritti come una sostanziosa pasta di grano saraceno condita con formaggio Casera, verza, patate e una generosa dose di burro alpino, sono stati apprezzati anche dagli atleti di tutto il mondo: molti hanno documentato sui canali social le generose porzioni servite alla mensa del Villaggio Olimpico di Livigno. Severson nel suo articolo parla anche di viticoltura eroica e degli altri prodotti tipici del territorio: il Bitto, le mele valtellinesi, il grano saraceno e ovviamente la Bresaola, definita come carne bovina magra salata e stagionata all’aria.

 

Il bando della bresaola italiana negli Stati Uniti

Chi visita la Valtellina non può non amare la bresaola e le sue specialità gastronomiche, da qualunque parte del mondo provenga. Il salume valtellinese è un prodotto che l’Italia esporta in tutto il pianeta (scopri l’andamento dell’export secondo gli ultimi dati), ma non negli Stati Uniti. Al di là dell’oceano è infatti ancora in vigore il blocco alle importazioni di prodotti di carne bovina introdotto nel lontano 2001, in relazione all’emergenza “mucca pazza” (BSE), a cui in tempi più recenti si sono aggiunte nuove restrizioni legate al rischio Peste suina africana (PSA).

Nel primo caso vengono messi al bando i prodotti derivati di carne bovina proveniente da allevamenti in zone considerate a rischio – come quelli del Sudamerica – mentre il secondo provvedimento colpisce i prodotti di carne fresca e i salumi stagionati meno di 400 giorni provenienti da zone di restrizione PSA (scopri di più): la bresaola valtellinese e italiana rientra inevitabilmente fra i prodotti messi al bando. A questo si aggiunge inoltre la guerra commerciale avviata da Trump verso l’Europa, con i dazi che stanno colpendo l’intero settore agroalimentare europeo.

Attualmente l’unica bresaola che gli americani possono mangiare, di conseguenza, è quella prodotta in territorio statunitense con materie prime che superino i restrittivi vincoli normativi locali, in attesa che le trattative politico-istituzionali sul tema portino allo sblocco delle esportazioni verso gli Stati Uniti.

Scopri le certificazioni della bresaola per il mercato Usa

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